Ambrogio De Marco Produzioni e Comunicazioni Lungro (CS) Calabria - Italy

 

LUNGRO

Profilo geografico, storico, religioso,
economico, politico, sociale,
Fatti, personaggi, immagini, ricordi

 
 


|Presentazione| |Profilo geografico| |Profilo storico|

|Storia della emigrazione albanese in Italia|

 
 
PROFILO GEOGRAFICO

 
 
 

  Lungro, paese della provincia di Cosenza, conta 3240 abitanti, giace a 650 metri sul livello del mare, è a 39° 44' 30" latitudine Nord e 16° 07' 38" longitudine Est.
   E' capoluogo di Mandamento comprendente i comuni di Lungro, Altomonte, Acquaformosa e Firmo.
   Dista 14 km dallo svincolo autostradale di Spezzano Albanese - Sibari sulla A3 Salerno - Reggio Calabria; dista 20 km dallo scalo ferroviario di Spezzano Albanese Terme; dista 70 km dal capoluogo di Provincia Cosenza, e 30 km dal capoluogo del Circondario Castrovillari. Dista 36 km dal mar Ionio.
   La sua posizione è oblunga, si estende da Sud - Est verso Nord - Ovest, è situato a ridosso delle montagne che contraddistinguono la catena costiera tirrenica che gli è alle spalle, mentre di fronte, essendo il paese esposto ad Est, gode di un orizzonte relativamente ampio che gli consente di vedere il mare e la piana di Sibari, mentre a sinistra sono visibili le varie cime della catena del Pollino, la serra del Dolcedorme, la serra del Prete, la coppola di Paola, la serra delle Ciavole; a destra è possibile scorgere la Sila grande con il monte Botte Donato.
   Il paese è attraversato dalla strada Statale 105, che partendo da Torre Cerchiara sullo Jonio, taglia trasversalmente la provincia di Cosenza, terminando ad Ovest a Belvedere Marittimo sul versante tirrenico.
    Il suo territorio è bagnato dal torrente Tiro (formato dalla confluenza di due torrenti, il Carracci a nord - ovest ed il Tiro a nord - est), mentre nella parte occidentale, dal torrente Galatro o Fiumicello che fa da confine con il territorio di Acquaformosa ed Altomonte, più a sud.
    Il territorio comunale di Lungro ha una estensione di 32 kmq, confina con i territori comunali di Altomonte a sud, Firmo ad est, Acquaformosa e San Donato di Ninea ad ovest, Saracena a nord, Orsomarso a nord - ovest.
   Il territorio è in maggioranza collinare e montano; Lungro infatti non dispone di soddisfacenti estensioni di terreno agricolo, come del resto la maggior parte delle colonie albanesi dell'Italia meridionale; i motivi sono noti e varranno trattati di seguito in maniera più approfondita.
   Le poche rare zone più a valle adibite a terreno agricolo sono così nominate: Galzei, Scornavacca, Scillose, S. Angelo, Salina, S. Leonardo, Lafcandino, Pettinaro, Pantano, Musici, Carrocchia, Cucco, Montino, Cardavao, Venaglie, Fiumicello, Bazarro, Jerse, Crorast, S; Pietro, Sciurast, Fieert, Brignasit.
   Vi è poi la zona del centro abitato vero e proprio che si estende, come si è detto da sud - est verso nord - ovest; segue prima la S.S. 106 poi si sviluppa verso la direzione nord verso la valle Cupa, ubicandosi in una specie di conca, come all'interno di un guscio; ciò rende appunto il paese umido, poco ventilato, insufficientemente soleggiato nel pomeriggio, per effetto dell'ostruzione che viene al sole da parte delle montagne a ovest, a ridosso delle quali è Lungro.
    La suddivisione del centro abitato è fatta in zone:
Nella parte sud - est si trova il rione Abadia, con chiaro riferimento alla zona ove prima sorgeva il monastero di S. Maria de Fontibus; il rione Borgo, in quanto fu il primo agglomerato di case costruite appunto nei pressi del monastero. Sempre nella parte sud - est vi sono i rioni Crikio e Konxa (Immagine); sono questi i rioni dedicati dai fedeli uno alla Croce (Crikio) e l'altro all'Immagine della Madonna di Costantinopoli della quale gli Albanesi sono devotissimi.
   Nella parte nord vi è il rione S. Elia dove è ubicata la chiesetta di S. Elia, molto amata dai lungresi.
   Nella zona nord - ovest vi sono i rioni Brego e Castello, questi nomi vennero dati per la particolare posizione, nel punto più alto ed esposto del centro abitato.
   Ad ovest si ha il rione Musici sorto, come centro abitato, negli ultimi anni.
 A sud si ha il rione S. Leonardo sorto come centro abitato anche negli ultimi anni; praticamente congiunge il centro storico vero e proprio con l'Ospedale Civile lungo la statale 105 attraverso la località "Ghiurmath" fino alla contrada Carrocchia.
   La terza parte del territorio di Lungro, che è la più vasta, è la zona montana. Tutta la zona montana di Lungro si trova a nord e solo qualcosa a nord - ovest del paese.
  Il territorio montano è suddiviso nelle seguenti zone così nominate: Chiandata, Piruka, Mezzano, Fondacu, Valle Cupa, Gruttast, Campolongo, Caglistrino, Minatore, Piano del Faggio, Carraci, Fonte dei Clesi, Mumurro, Gliomadest, Castagneto, Cozzo del Pepe, Difesa, Petrosa, Murtali, Abbeveraturi, Gardili, Minanova, Piano di Vincenzo, Tavernasit.
  La principale caratteristica di queste zone montane sono gli splendidi boschi di faggi, castagneti, ma soprattutto notevoli risorse idriche.
  Il territorio di Lungro, dunque, è in massima parte montagnoso e collinare con modeste pianure e spiazzi da adibire alla agricoltura. Fanno eccezione le zone di Montino, Cucco, Galzei, zona quest'ultima esposta magnificamente a sud - ovest dove sarebbe stato ideale ubicare il centro abitato, ma all'epoca sia delle concessioni del Feudatario di Altomonte ai monaci Basiliani e sia all'epoca della venuta degli Albanesi, tale territorio apparteneva al Feudatario di Saracena.
  La via di accesso a Lungro, la S.S. 105, anche se non proprio malandata, tuttavia, presenta notevoli disagi, specialmente ove si consideri la presenza dell'Ospedale Civile da raggiungere celermente; le innumerevoli curve e l'esigua larghezza della carreggiata consentono infatti, ai tempi moderni, un lento scorrimento del traffico. In effetti il problema della strada sta a monte dell'isolamento di Lungro in questi ultimi anni; è auspicabile una nuova strada; d'altronde il progetto è ormai stato fatto, esige ora una rapida attuazione: il collegamento di Lungro con lo svincolo autostradale, seguendo la vallata del torrente Tiro, eviterebbe i pendii e le curve attuali con tutti gli intuibili vantaggi che ne deriverebbero, sia di natura economica sociale oltre che di sicurezza e di tempo.
  In margine a queste considerazioni di ordine geografico e del territorio occorre aggiungere e sottolineare la particolare posizione idrometrica di Lungro, la sistemazione a ridosso delle montagne che ha alle spalle, l'ubicazione in una specie di conca ai piedi della valle Cupa, se da un lato rende il paese molto umido, d'altro canto lo rende ricchissimo di acqua.
  Lungro è infatti situata al centro di un anfiteatro prevalentemente montuoso limitato planimetricamente dal fiume Garga ad est e dal Fiumicello o Galatro ad ovest.
  Dal punto di vista altimetrico il territorio è situato - grosso modo - tra le isoipse di 400 metri a sud ed i 1827 metri del monte Caramolo a nord.
  La formazione geologica che, come gigantesca spugna contiene ed assorbe l'acqua che vi cade sotto forma di pioggia e neve, è costituita prevalentemente da masse calcareo dolomitiche del Trias, fortemente fratturate che permettono la penetrazione e la circolazione dell'acqua.
  La piovosità media annua e le precipitazioni nevose che prevalgono sopra la quota di 900 - 1000 metri, sono tali da assicurare la perennità delle manifestazioni idriche.
  Il fiume Trio, che non va mai in secca e anche nei periodi di minore piovosità conserva una certa portata estiva, costituisce il recipiente dover la maggior parte delle manifestazioni idriche del territorio di Lungro trova recapito. Il fiume è alimentato dalle sorgenti che vengono a giorno lungo i fianchi dei due rami che lo costituiscono nel suo corso montano e che si riuniscono ad ipsilon (Y) in località Mezzana i un paesaggio quasi alpestre con sponde alte e gradini che formano cascatelle pittoresche degne di essere viste dal punto di vista turistico, ma difficili da raggiungere per gli impervi sentieri che vi giungono.
  Molti lungresi di non più giovanissima età hanno il ricordo delle loro escursioni giovanili, incoscienti pensandoli ora, escursioni a scopo balneare per immergersi nelle acque freddissime di una vasca naturale formatasi al piede della cascatella del ramo destro della ipsilon e dove la doccia era costituita dall'acqua che cadeva da 6 - 7 metri di altezza.
  Ma in quel tempo dove si avevano i mezzi economici per raggiungere il mare?
  Il fiume Tiro è stato per molti utilizzato per azionare i vecchi e classici mulini ad acqua (due o tre) e come lavatoio di tutta la comunità lungrese o di parte di essa.
  Il servizio ideografico nazionale nell'elenco delle sorgenti italiane, per il territorio di Lungro registra ben 40 sorgenti, delle quali una decina con portata superiore al litro al secondo ed il resto con portata inferiore.
  Sia le une che le altre comprendono sorgenti che oltre a fornire acqua e con caratteristiche potabili veramente notevoli, sia dal punto di vista chimico batteriologico che da quello sanitario, hanno una storia ed una rinomanza in paese.
In dettaglio sono le seguenti:
- Le fontane Sciamacco e Grecuzzo, che sgorgano nel castagneto Cortese, al piede del monte "Cernistaso" sono note per la loro durezza totale assai ridotta (5 - 6 gradi francesi) paragonabile a quella famosa acqua di Fiuggi; hanno proprietà tali da dare origine al famoso detto locale: «se ti fa male le pancia, bevi Sciammacco», che detto in arbërisht vale: «ndëse të dhëmbet barku ec ket Shamaku».
  Peccato che la portata media complessiva sia di soli 8.000 litri al giorno e tale quindi da sconsigliare un costoso impianto di imbottigliamento e commercializzazione.
- La fontana Piruka, poco a monte della chiesetta di S. Elia, ha anche essa proprietà diuretiche ed è stata meta preferita dei pic - nic pomeridiani della «gjitonia» di Sant'Elia e di altre ancora. Questa fontana assai nota aveva in passato una discreta portata, anche in periodi di magra, che è andata assottigliandosi nel tempo.
- La fontana "Acqua delle grotte" fornisce acqua potabile con caratteristiche sulfureo - ferruginose e sgorga a 1250 metri di quota; è poco utilizzata per uso potabile ma adibita soprattutto ad irrigazione attraverso le "cibie", le comode ed utili vasche di accumulo costituite qui o un po' ovunque per avere a disposizione l'acqua per irrigare i piccoli orti familiari.
- Le altre fontane che vengono a giorno nella parte orientale del territorio, Kroras, Fate ecc. hanno in genere durezza assai alte sui 35 - 50° gradi francesi e quindi sono sconsigliabili per uso potabile ma buone per irrigazione.
  Una sorgente speciale è quella che sgorga sulle pendici di Skornavaka che dà acqua con alta presenza di sale (cloruro di sodio) indice della presenza nella zona dell'estensione del giacimento di salgemma della Salina di Lungro.
  Oltre queste sorgenti relativamente piccole, vi sono le copiose sorgenti Buldano che attualmente alimentano l'acquedotto di Lungro. Le Buldano danno insieme 28 - 30 litri al secondo.
  Menzione merita pure la sorgente Kreres che sgorga lungo i fianchi della Petrosa nella zona Mumurro; dà una portata variabile degli 8 l./sec. Nel periodo invernale; primaverile di 4 l./sec. Che si riduce nel periodo estivo - autunnale.
  L'acqua è ottima ed ha il pregio di aver alimentato il vecchio acquedotto di Lungro per 50 anni dal 1898 al 1948, quando si costruì l'acquedotto della Vena Buldano e si ampliò la rete idrica di distribuzione urbana e si estesero gli impianti e le fognature.
  Trattando delle acque di Lungro non si può tacere l'esistenza di una falda acquifera abbondante e ottima che scorre lungo i fianchi della Petrosa e si rinviene a moderata profondità sulle sabbie del dorsale montuoso.
  Questa falda, captabile con una certa facilità, con la costruzione e l'esercizio di una lunga galleria filtrante, ha in paese numerose manifestazioni nei fontanini Musici, Abbadia, Katundi, e manifestazioni varie nei sotterranei della Cattedrale, del palazzo Vaccaro, nonché negli scavi effettuati sotto il palazzo Episcopale e dell'odierna Pretura nella zona "Le Croci".
  Tralasciando le altre piccole sorgenti, pure registrate nell'elenco delle sorgenti italiane e cioè Karrocchia, Karraci, Galatro, Yerse, S. Angelo, Scillosa, Salina, è da segnalare il bellissimo gruppo delle sorgenti del monte Cernistaso al confine tra il territorio di Lungro e Saracena.
  Queste sorgenti che hanno ottima acqua potabile sono state captate per l'Acquedotto delle Venaglie ed alimentano numerosi paesi a valle e cioè Firmo, Spezzano Albanese, Tarsia, S. Lorenzo del Vallo, Terranova da Sibari, Altomonte, la stessa Saracena (in parte), Zoccalia, nonché le abitazioni e gli impianti ferroviari ed industriali della stazione di Spezzano Albanese.
  Oltre al grosso della portata, che è di oltre 65 l/sec. Immessi nell'acquedotto, restano ancora disponibili piccole manifestazioni di buona acqua per i bisogni potabili locali e di piccole irrigazioni.
  La qualità e la quantità delle acque di Lungro può essere giudicata sufficiente e forse anche sovrabbondante per i bisogni della vita civile della popolazione lungrese, per eventuali bisogni industriali futuri ed anche per i bisogni sanitari e terapeutici (Sciammacco, Grecuzzo, Piruka ecc.).
  Il territorio di Lungro, infine, per geologia naturale conformazione ha nelle sue visceri copiosi giacimenti di salgemma sfruttati per secoli fin dai tempi di Roma, e che hanno fatto la storia del paese e ne hanno rappresentato la vita.
  Nelle pagine precedenti ho inteso, per una rapida localizzazione e memorizzazione da parte del lettore, elencare nomi e località nella corrispondente lingua italiana; ora qui di seguito per i cultori dei più tradizionali idiomi albanesi espongo nomi e località in lingua «madre».

Ghitonie di Lungro:
Burgu, Abatia, Sheshi, kriqui, Konxa, Shën Lliri, Bregu, Kastieli, Qisha, Qjenga.

Località del territorio:
Lafkandini, Menxanat, Mundini, Mumurri, Petrosat, Pirtea, Qjandata, Venat, Scillosat, Skonovaka, Gauxëte, Udha e malit, Sheshi e fagut, Kardavau, Krorazët.

Fontane:
Kroy Katundit, Xinit, Çambis, Tavernis, Damsit, Pullumbit, Piruks, Muzgat. >>
 

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(Per vedere l'ingrandimento della foto e la fhotogallery di Lungro clicca qui).

LUNGRO
Alle falde del monte Petrosa a 650 metri sul livello del mare e a ridosso della catena di monti compresi nella parte sud occidentale del Parco Nazionale del Pollino, sorge Lungro sovrastato da un paesaggio quasi alpestre. Il paese si è sviluppato intorno alla fine del XV secolo con la venuta dei profughi albanesi attorno alla Abazia Basiliana di S. Maria delle Fonti nel preesistente casale Lungrum; è geograficamente esposto a sud-est, conta 3200 abitanti, la sua superfìcie comunale territoriale è di 32,5 km2. La sua economia si è basata per secoli sullo sfruttamento del giacimento di salgemma, "la salina", sono poi sorte altre attività collaterali soprattutto artigianali e commerciali.
  Classica "colonia" italo albanese è la sede della Eparchia di rito Bizantino-Greco dell'Italia continentale fondata dal Papa Benedetto XV nel 1919. I suoi abitanti parlano il dialetto albanese, la sua attuale economia, dopo la chiusura della salina avvenuta per antieconomicità nel 1976, è dominata dal terziario pubblico impiego e commercio al dettaglio; in particolare la sua popolazione attiva trova occupazione nel locale ospedale civile, nella manifattura dei Monopoli di Stato, alle dipendenze del Consorzio di bonifica regionale, presso il polo tessile di Cammarata; e nelle "canoniche" pubbliche amministrazioni: scuole, enti, uffici.
  La presenza notevole si salariati fissi consente una articolata rete di varie attività commerciali al minuto, questo binomio inficia la possibilità e la creazione di una mentalità di imprenditoria autonoma pur se consente al paese, per contro, un reddito pro capite fra i più alti della Regione.
Il paese è strutturato fra centro storico vero e proprio pressocché intatto nei rioni (gjitonie) S. ELia, Brego, Castello, Crikio, Konxa, Borgo con strette strade e caratteristici "sottopassaggi" detti "suporteet" e la parte sud dove sono sorte le nuove case.
A Lungro sono da annoverare anche la eccezionale ricchezza di sorgenti idriche e l'amenità delle sue montagne con suggestivi paesaggi e incontaminati boschi di faggi e pini.

 
 


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